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Condividi La mia nuova televisione mi ha appena chiesto di sapere dove sono. È una tv intelligente, una smart tv, di quelle collegate ad Internet. Per configurarla non si usa il telecomando ma una app da scaricare sul telefonino che promette di collegare tutti gli elettrodomestici in modo da poterli controllare anche quando non sei in casa. Mica male. Mi venisse voglia di parlare con il frigo all'improvviso, saprei come fare. Ma per procedere la app "cose intelligenti" si chiama

Sorveglianza globale Il problema non è commerciale.

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Quello che stiamo iniziando a capire è che quel viaggio dei dati non cambia soltanto il nostro destino di consumatori - ci fanno comprare quello che vogliono, proponendocelo magicamente al momento giusto e nel posto giusto - ; ma alla fine compromette la nostra libertà e quindi la democrazia. Come questo possa accadere, come quel banalissimo dato personale condiviso con la smart tv possa contribuire a creare il più capillare sistema di sorveglianza personale di massa che l'umanità ricordi, è il senso di questa storia.

In principio erano i cookie Partiamo dalla fine. Qualche giorno fa due giornalisti del New York Times hanno pubblicato il risultato di una lunga inchiesta che è partita quando qualcuno ha girato loro i dati di 12 milioni di telefonini di cittadini americani relativi ad alcuni mesi del e del In un unico documento data set , c'erano circa 50 miliardi di informazioni geografiche, il punto esatto dove stavano quei telefonini e quando si sono spostati.

Teoricamente si tratta di informazioni anonime: nel senso che non dovrebbe essere possibile risalire all'identità del possessore del telefonino. Ci sono nel mondo cinque o sei grandi società che si occupano di ricostruire le nostre identità digitali con una precisione da far invidia ai restauratori della Cappella Sistina.

Si chiama data cleansing ed è la combinazione di tutti i dati personali che condividiamo quando navighiamo. In principio erano solo i cookie: piccoli pezzetti di software che ci agganciano quando visitiamo un sito per acquisire informazioni. Alcuni servono per "visitarlo meglio": non ci fanno scrivere ogni volta la password, ci mostrano i contenuti che ci interessano di più.

Altri, di solito cookie di terze parti, cioé non gestiti dal sito, ci profilano e basta. Non memorizzano solo le pagine che visitiamo per capire i nostri interessi e mostrarci le pubblicità più adatte , ma sanno anche quale computer usiamo, con quale sistema operativo, eccetera. Se poi ci siamo collegati usando le credenziali di Facebook o il browser di Google, Chrome, sanno anche nome, cognome, indirizzo e telefono. Inoltre se invece del pc, stiamo usando un telefonino, su ogni pagina ci sarà un piccolo file trasparente delle dimensioni di un pixel 0,01 centimetri per lato che svolge questo compito, compreso conoscere la tua posizione sempre, visto che il telefonino lo porti sempre con te.

Lo scorso anno un professore della Vanderbilt University, Douglas Schmidt, ha pubblicato il risultato di una ricerca intitolata "Google Data Collection", nella quale ha dimostrato che uno smartphone con un sistema operativo android quello installato su oltre otto telefonini su dieci nel mondo , anche quando non lo stiamo usando, se ha il browser Chrome attivo, segnala la nostra posizione a Google circa volte al giorno.

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Quattordici volte ogni ora. Ci vuole pochissimo, meno di un quarto d'ora, se lavori per una di quelle società che ricompongono il puzzle. Ma quel puzzle non è un gioco, è la nostra vita: chi siamo, cosa facciamo, dove andiamo.

Con chi. Combinato con il nostro profilo psicologico che noi stessi aggiorniamo in tempo reale: cosa ci piace e cosa non ci piace. Il pulsante like introdotto da Facebook dieci anni fa e adottato da tutti i siti è un formidabile sondaggio continuo al quale ci sottoponiamo ignari del fatto che anche questo innocuo pezzetto andrà a comporre il nostro puzzle.

I giornalisti del New York Times da quel set di dati, relativo soltanto a 12 milioni di smartphone monitorati per alcuni mesi, hanno scoperto chi di notte aveva visitato la Playboy Mansion di Los Angeles; chi era entrato nelle ville hollywoodiane di Tiger Woods, di Johnny Depp, di Arnold Schwarzenegger; ma anche chi era andato alla cerimonia di insediamento del presidente Trump e quelli che invece avevano manifestato contro il presidente.

La marcia delle donne. Nomi e cognomi.

Con tutto il resto. Volendo è facile: su una mappa prendi un puntino, il segnale di un telefonino, e un software ti dice tutto il resto, compresa la ricetta dei ceci e in quale stanza guardi la tv.

Non è divertente. Anzi a volte è macabro.

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Come la storia di quei due telefonini che ogni giorno si spostavano da una casa ad un ospedale per malati di cancro. Ad un certo punto uno, quello della moglie, ha smesso di funzionare.

E sull'altro, il marito che ancora non sapeva di essere vedovo, è apparsa la pubblicità di un servizio di pompe funebri. Non è solo marketing È marketing, si basa su una metrica che si chiama "Cpm", che vuol dire cost per thousand, costo pagato per migliaia di persone che vedono un certo annuncio. Lo vedono perché gli interessa, perché magari hanno cercato quella parola su Google. Ma grazie alla georeferenziazione è nato il marketing di prossimità, che è molto più efficace non solo perché quella pubblicità la vedi quando passi accanto al negozio giusto; ma perché di te si sa anche quando guadagni, quanto spendi, se hai una amante.

A certi inserzionisti piace vincere facile. Il problema non è solo il nostro conto in banca, che nel magico mondo dell'Oba è solido come un castello di sabbia; è la nostra libertà. Il New York Times ha osservato che i giovani che manifestavano a Hong Kong qualche settimana fa, avevano una maschera sul viso per sfuggire ai sistemi di riconoscimento facciale; ma intanto i loro telefonini dicevano tutto di loro.

Ma ora tocca alla politica In Europa teoricamente siamo un passo avanti anche grazie al fatto di aver avuto giuristi illuminati come Stefano Rodotà e Giovanni Buttarelli, innamorati della rete ma consapevoli dei rischi di abusi. E nel maggio del è entrato in vigore il regolamento sulla gestione dei dati personali Gdpr che ha ispirato regole simile che stanno per andare in vigore in California. Era l'inizio dello scandalo Cambridge Analytica.

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